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  • Marco B.

Alessandria, il cuore pulsante del Piemonte


È il comune più esteso della regione e si trova al centro del triangolo industriale Torino-Milano-Genova, costituendo un importante nodo di interscambio. È anche sede dell'Università degli Studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro", struttura tripolare condivisa con Vercelli e Novara. Ha dato i natali a Umberto Eco. Sorge a circa 100 metri s.l.m. nella pianura alluvionale formata dai fiumi Tanaro e Bormida, in prossimità del loro punto di confluenza. Grazie alla sua posizione al centro del triangolo Torino-Genova-Milano, la città costituisce un importante nodo autostradale e ferroviario con scalo di smistamento di testa, situato nel sud-ovest della stazione viaggiatori. È servita dall'autostrada A21 e dall'autostrada A26. È una città caratterizzata da lunghi e ampi viali a più corsie e da grandi ed ariose piazze.



Alessandria è caratterizzata da un clima tipicamente padano con inverni freddi e nebbiosi ed estati calde ed afose. Le piogge non sono molto abbondanti (circa 600 mm), e cadono prevalentemente in autunno ed in primavera. Alessandria ha un clima più continentale rispetto al resto del Piemonte. Gli inverni, a causa del maggior numero di giorni nebbiosi, tendono ed essere più rigidi (media di +0,4 gradi a gennaio), mentre le estati sono afose ma molto più soleggiate e secche: il mese più caldo, luglio, ha una temperatura media di +24 gradi ed è anche il più siccitoso, con 32 mm di pioggia spesso concentrati in uno o due temporali (al culmine dell'estate le perturbazioni atlantiche tendono a scorrere molto più a nord).

Prima della conquista romana il territorio di Alessandria era abitato dagli Statielli, un popolo che apparteneva al gruppo dei Liguri. Verso la fine del III secolo a.C. ebbe luogo la conquista romana della Gallia Cisalpina, durante la quale fu sterminata gran parte della popolazione ligure. Nel 42 a.C. la provincia della Gallia cisalpina fu abolita e inglobata nell'Italia romana. Uno degli accampamenti romani sul Tanaro, probabilmente, diventò il borgo di Bergoglio. In seguito alla caduta dell'impero romano e all'istituzione dei regni ostrogoto e longobardo, il territorio venne riorganizzato in corti, tra cui si ricorda quella di Marengo; qui, nel VIII secolo venne edificata la Torre di Teodolinda. Età medievale La fondazione Lo stesso argomento in dettaglio: Assedio di Alessandria. «Alessandria non è stata fondata da un giorno all'altro come vuole la leggenda. È stata una impresa collettiva, lenta, faticosa, risultato di collaborazione da parte di genti diverse.» (Umberto Eco da ...La cittadella da riciclare, in AA.VV., Alessandria è una comoda poltrona: ti siedi e ti addormenti?!, Il controllo dell'Italia nel 774 passò dai longobardi al regno franco. A quest'epoca risale probabilmente la nascita della corte di Rovereto, che avrà un ruolo centrale per la nascita di Alessandria. Nel 962 il re di Germania Ottone I di Sassonia conquistò il regno d'Italia e istituì il Sacro Romano Impero. Le città italiane, comunque, mantennero grande autonomia ed erano costrette a pagare le tasse all'imperatore solo quando questo viaggiava in Italia. Federico Barbarossa decise che la situazione doveva cambiare, per cui istituì la dieta di Roncaglia e, nel 1162, distrusse Milano, il più importante comune dell'epoca. Gli altri comuni decisero allora di unirsi per lottare contro l'imperatore, per mantenere la loro autonomia, per cui crearono la Lega Lombarda. Per attirare il Barbarossa in Italia la Lega decise di creare una nuova civitas, atto che era un privilegio esclusivamente imperiale. La città, nota semplicemente come Civitas Nova, venne istituita presso il territorio di Rovereto, sia perché si trovava vicino alle terre del marchese del Monferrato, fedele alleato dell'impero, sia perché, posizionato tra il Tanaro e la Bormida, godeva di una posizione facilmente difendibile. La città venne popolata con il contributo dei borghi vicini e fortificata con fondi del comune di Genova. Il 3 maggio 1168 i tre consoli di Civitas Nova firmarono l'adesione alla Lega Lombarda presso Lodi e due anni più tardi la città venne offerta a Papa Alessandro III, che accettò di farla diventare un suo feudo e, così facendo, di legittimare la lotta dei comuni contro l'impero. Il nome della città venne quindi mutato in Alessandria, per esplicitare la sua appartenenza allo Stato della Chiesa. La provocazione dei comuni ebbe l'effetto sperato: l'imperatore giunse in Italia nel 1174 e il 29 ottobre, dopo aver distrutto Susa e ottenuto la resa di Asti, pose l'assedio ad Alessandria. Oltre ogni aspettativa, gli alessandrini resistettero agli attacchi per tutto l'inverno; il 12 aprile l'imperatore si arrese, poiché l'esercito della Lega si stava muovendo in difesa di Alessandria. Le armate si incontrarono presso Montebello, ma invece di combattere sospesero le ostilità per negoziare la pace. Il fallimento delle trattative sfociò nella nota battaglia di Legnano, che costituì una netta sconfitta per Federico Barbarossa. Ciò nonostante, durante la pace di Costanza il controllo di Alessandria passò direttamente all'imperatore e la città venne rinominata Cesarea (Kaiserstadt). Il libero comune Immagine allegorica della città di Alessandria, a sinistra, e - a destra - di Bergoglio con in primo piano il ponte in legno sul fiume Tanaro. Miniatura del Codex Astensis, fine XIV secolo, Archivio Storico del Comune di Asti. La città venne concessa in feudo a Bonifacio I del Monferrato nel 1193. Pochi anni più tardi, tuttavia, i cittadini della città si ribellarono all'autorità imperiale, abbandonando il nome Cesarea e stringendo alleanza con le vicine Asti e Vercelli, ma la disputa fu risolta dall'arbitrio dei comuni di Milano e Piacenza. Per Alessandria e il marchesato del Monferrato cominciò quindi un periodo di tregua, caratterizzato da innumerevoli dispute diplomatiche e sporadiche alleanze. Alleati di Vercelli, gli alessandrini parteciparono alla battaglia di Casei Gerola nel 1213 e alla distruzione di Casale Monferrato nel 1215: in quest'occasione i soldati alessandrini sottrassero al duomo di Casale i corpi dei santi Evasio, Natale e Proietto, e due statue in ottone raffiguranti un galletto e un angelo, che collocarono sui pinnacoli della loro cattedrale. Gli scontri con il Monferrato si riaccesero nel 1228, quando Bonifacio II si alleò con Asti e mosse guerra ad Alessandria. L'intervento della seconda Lega Lombarda, che assediò Mombaruzzo, convinse il marchese alla resa. «[...] Quel che più basso tra costor s'atterra, guardando in suso, è Guiglielmo marchese, per cui e Alessandria e la sua guerra fa pianger Monferrato e Canavese.» (Dante Alighieri, VII Canto, vv. 133-136, Purgatorio, Divina Commedia) Nella seconda metà del XIII secolo, l'equilibrio politico del piemonte mutò, a causa delle mire espansionistiche della casa d'Angiò. Alessandria, insieme a molti altri comuni, decise quindi di nominare capitano della città Guglielmo VII del Monferrato. Nel 1291, tuttavia, i cittadini astigiani, anche loro sottomessi a Guglielmo VII, promisero agli alessandrini 85.000 fiorini d'oro in cambio della cattura del marchese. Attirato con un pretesto in città, Guglielmo VII fu imprigionato e fatto morire di fame pochi mesi più tardi. Suo figlio Giovanni I mosse guerra contro Asti e la sottomise, ma morì senza eredi nel 1303. Carlo II d'Angiò ne approfittò per occupare tutte le città a sud del Tanaro, istituendo la contea di Piemonte. Nel 1345, in seguito alla battaglia di Gamenario, l'esercito del Monferrato e quello del comune di Milano si spartirono le terre angioine; Alessandria, perciò, passò sotto la protezione di Luchino Visconti. La vittoria nella battaglia di Alessandria permise a Gian Galeazzo Visconti di unificare i suoi territori nel ducato di Milano. L'accentramento del potere nelle mani del duca, però, spinse i cittadini di Alessandria a sollevarsi, nel 1403. La rivolta venne domata dal condottiero casalese Facino Cane, che ne approfittò per restituire a Casale i corpi dei santi sottratti due secoli prima. Il condottiero, che sognava di creare un suo stato, si fece nominare signore di Alessandria, ma con la sua morte, avvenuta nel 1412, la città torno in pieno possesso dei Visconti. Nel 1417 Filippo Maria Visconti, per porre fine alle lotte tra le fazioni dei guelfi e dei ghibellini istituì il partito della Casa Ducale, accogliendovi famiglie nobili di entrambe le fazioni e concedendo ad esse uno stemma comune e una piazza dove riunirsi. Nel 1447 si estinse la dinastia dei Visconti e i cittadini di Milano proclamarono la repubblica ambrosiana. Carlo di Valois, duca d'Orléans e signore di Asti vantava un diritto sul ducato e, perciò, diede inizio all'invasione delle terre milanesi saccheggiando e distruggendo i castelli di Annone e Felizzano. Gli alessandrini, guidati da Bartolomeo Colleoni, spezzarono l'assedio di Bosco Marengo e sconfissero gli astigiani, mettendo fine alla rivendicazione degli Orléans.

Età Moderna Raffigurazione del ponte coperto nel XVII secolo. Anonimo, olio su tela Il contado di Alessandria, dunque, rimase stabilmente nelle terre milanesi e ne seguì le sorti: dapprima gli Sforza restaurarono il ducato, che venne poi occupato più volte dai francesi, colpevoli del saccheggio della città nel settembre 1527, e infine divenne una provincia spagnola. Con la sottomissione prima a Milano e poi alla Spagna, Alessandria perse quell'autonomia che l'aveva contraddistinta fin dalla fondazione, ma la stabilità guadagnata le permise di svilupparsi e diventare un importante nodo commerciale tra Genova e la Lombardia. Il ponte sul Tanaro, la cui costruzione era cominciata nel 1455 per volontà di Francesco Sforza, fu dotato di una nuova pavimentazione e di una copertura durante il XVII secolo. La città fu anche colpita dalla guerra franco-spagnola: l'esercito francese, guidato da Armando di Borbone e quello di Modena, guidato da Francesco I d'Este, posero sotto assedio la città nel 1657, ma non ebbero successo e Alessandria rimase spagnola. Nel 1707, durante la guerra di successione spagnola, Alessandria fu occupata dall'esercito imperiale, comandato dal principe Eugenio. Al termine del conflitto, il trattato di Utrecht ne sancì l'annessione al ducato di Savoia. La posizione strategica della città, confinante con le province lombarde in mano all'Austria, spinse Vittorio Amedeo II a fortificarla militarmente, costruendovi un'imponente cittadella a pianta stellare, che prese il posto di Bergoglio. La sconfitta nella battaglia di Bassignana e il successivo assedio francese della nuova cittadella sembrarono segnare le sorti sabaude nella guerra di successione austriaca, ma la situazione venne ribaltata dalla successiva battaglia di Piacenza. Età Contemporanea Il periodo napoleonico Alessandria in una carta del XVIII secolo. La prima campagna d'Italia, dovuta alle mire espansionistiche della Francia rivoluzionaria, causò l'occupazione francese della cittadella. L'esercito russo, membro della seconda coalizione e comandato da Aleksandr Vasil'evič Suvorov, cacciò i francesi nel 1799. Con la vittoria francese nella seconda campagna d'Italia, conclusa dalla battaglia di Marengo, combattuta nel territorio alessandrino, l'intero ducato di Savoia passò sotto l'occupazione francese. L'annessione ufficiale alla Francia avvenne due anni più tardi, nel 1802, e Alessandria divenne capoluogo del dipartimento di Marengo. Napoleone decise grandi rinnovamenti architetturali per la città: la cittadella venne ampliata e fortificata e l'antica cattedrale gotica venne abbattuta in favore di una nuova, in stile neoclassico. Il galletto in ottone sottratto ai casalesi venne spostato sul palazzo del municipio, mentre l'angelo scomparve. Successivamente, nel 1814, la città venne conquistata dagli austriaci e il 30 maggio di quello stesso anno, dopo il trattato di Parigi, rientrò a far parte del ducato di Savoia. Il Risorgimento «Innanzi a tutti, o nobile Piemonte, quei che a Sfacteria dorme e in Alessandria diè a l'aure per primo il tricolore, Santorre di Santarosa» (Giosuè Carducci, Piemonte (Rime e ritmi)) L'insurrezione piemontese del marzo 1821, compresa nel contesto dei moti del 1820-1821, partì da Alessandria: gli insorti, guidati da Santorre di Santarosa, presero controllo della cittadella e proclamarono la costituzione, issando una bandiera tricolore per la prima volta nella storia del risorgimento (non è chiaro se verde, bianca e rossa oppure di altri colori[12]). La rivolta, che non riuscì, spinse Carlo Felice di Savoia a cedere alle pressioni dell'impero austriaco, che già in precedenza aveva proposto al re di Sardegna un'occupazione preventiva della cittadella per combattere un'eventuale insurrezione, mirando a spostare il confine occidentale dell'impero ad Alessandria. La cittadella subì l'occupazione straniera per due anni. Andrea Vochieri e cinque militari che avevano partecipato all'insurrezione vennero in seguito fucilati. Agli inizi del novecento iniziò la demolizione della cinta muraria che si concluse, poi, negli anni sessanta del XX secolo. Nel 1847 la città fu inglobata nel regno di Sardegna. La vittoria austriaca nella prima guerra d'indipendenza italiana portò all'armistizio di Vignale, con il quale l'Austria ottenne, per la seconda volta, il permesso per occupare la cittadella. Questa volta, però, per pochi mesi, grazie alle pressioni di Francia e Inghilterra, che ritenevano le condizioni imposte troppo severe. Durante la guerra, inoltre, il governo sardo, che temeva un'avanzata austriaca, decise di rimuovere la copertura del ponte, così da facilitare una sua eventuale demolizione. Nell'ottobre 1859 fu scelta come una delle prime quattro province piemontesi. Nel 1861 il regno di Sardegna diventò il regno d'Italia.

Alessandria italiana La nascita delle ferrovie e l'incremento dei commerci nel Nord-Italia, alla fine dell'Ottocento trasformarono Alessandria in uno dei punti nevralgici per il mercato italiano. Per la sua posizione, tra Torino, Milano e Genova, la città conobbe un grande incremento demografico, che portò ad un'espansione del territorio cittadino, e ad un importante sviluppo industriale, testimoniato dal successo di aziende come i cosmetici Paglieri, i profumi Gandini e, soprattutto, la Borsalino, la cui produzione di caratteristici cappelli in feltro diventò famosa in tutto il mondo. Nel 1891 fu inaugurato il nuovo ponte sul Tanaro, in mattoni e pietra. Il 25 luglio 1899 diventò la prima città italiana capoluogo di provincia ad essere governata da una giunta a maggioranza socialista. Nel corso della seconda guerra mondiale, la città subì ripetuti e pesanti bombardamenti aerei e la sua sinagoga fu saccheggiata e parzialmente distrutta. Nel dopoguerra Alessandria seguì le sorti dell'Italia settentrionale, conoscendo inizialmente quello sviluppo e quella forma di benessere che si diffuse nel nord con il boom economico. La città venne anche scossa dai fatti di cronaca a sfondo politico che insanguinarono l'Italia degli anni settanta: il 9 e il 10 maggio 1974, una rivolta interna al carcere si risolse tragicamente, con 7 persone morte e 14 ferite: quest'episodio fu ricordato come la "Strage di Alessandria". Inoltre, fu in una cascina nei pressi della città piemontese che si tennero le prime riunioni del gruppo delle Brigate Rosse ed ebbe luogo il sequestro Gancia. Il 6 novembre 1994 Alessandria fu pesantemente colpita da una grave alluvione, che colpì ampie zone residenziali (specialmente i quartieri Orti, Rovereto, Borgoglio, Borgo Cittadella, Astuti e San Michele) e varie frazioni, provocando la morte di undici persone. Nel 1998 la città diventò sede, assieme a Novara e Vercelli, dell'Università degli studi del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro". Nel 2001 venne inaugurato un nuovo ponte sul Tanaro, il ponte Tiziano; anche il ponte Cittadella venne nuovamente ricostruito, nel 2016. Simboli Stemma del Comune Lo stemma di Alessandria è praticamente coevo alla fondazione della sua città. Fu stabilito nel 1175 a ricordo della fine dell’assedio del Barbarossa. Con Decreto del Capo del Governo Nr. 3059-6 del 6 marzo 1941, lo stemma di Alessandria è blasonato in questo modo: "D’argento alla croce di rosso, circondato da due rami di quercia e d’alloro, annodati da un nastro dai colori nazionali; sostegni: due grifoni al naturale controrampanti, con le teste rivolte e le ali spiegate; motto: Deprimit Elatos Levat Alexandria Stratos[13]; corona da Città". I sostegni, quindi, sono al naturale, cioè nella parte bassa, tronco e zampe, del leone - fulvo - nella parte alta, ali e zampe, dell'aquila - marrone. In origine i sostegni erano due angeli, ma, nel 1814, furono sostituiti con i grifoni. Alcuni ritengono che la croce di rosso sia riconducibile allo stemma di Milano, adottato da molti comuni appartenenti alla Lega Lombarda. Altri sostengono la tesi per cui la croce di rosso, invece, sia riconducibile al dono che papa Alessandro III offrì alla città in occasione del conferimento dello ius episcopale: il "Vexillum Beati Petri"[14], appunto, "di bianco alla croce di rosso".


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